Ale
domenica 2 maggio 2010
A metà strada, con lo sguardo malinconico verso i passi già percorsi e la mente proiettata alla prossima meta
2 maggio 2010...sembra ieri quando l'aereo dopo un tranquillo volo di 8 ore atterrava in una Baltimora innevata ed impreparata a ricevere una nuova tempesta di neve. Sembra ieri eppure sono 3 mesi. Tre mesi densissimi, tre mesi nei quali mi sono sentito quasi un bambino nei suoi primi mesi di vita. Tutto era nuovo, tutto suonava così strano ai miei occhi e alle mie orecchie, ogni giorno venivo bombardato da stimoli nuovi, nuove informazioni, nuove parole. "Impara la tua direzione da gente che non ti somiglia" cantano i Mercanti di Liquore...venire proiettato qui mi ha fatto capire il senso profondo di queste parole, quanta verità esse nascondano. In 3 mesi ho dovuto imparare a vivere e cavarmela da solo in un ambiente diverso da quello al quale ero sempre stato abituato, in 3 mesi ho imparato ad usare programmi, macchinari mai utilizzati in questi ormai 8 anni di vita universitaria, tra lauree varie e dottorato, in 3 mesi ho assimilato concetti e idee alle quali finora mi ero solo avvicinato per osservare...mantenendo comunque una certa distanza! Forse tutto questo insieme di cose faceva giungere la sera rima ancora che me ne accorgessi, forse l'essere circondato da persone che fin da subito mi hanno cercato, chiamato, portato fuori come fossi un vecchio amico, sono stati i motivi principali per cui mi sembra di aver viaggiato alla velocità della luce per arrivare sin qui. Domani prenderò la macchina e tornerò a Baltimora, per cominciare la seconda parte della mia esperienza americana, e non nascondo la malinconia per lasciare questo posto dove, soprattutto dal punto di vista umano, mi sono sentito davvero a casa. Ho conosciuto persone provenienti da un po' tutte le zone d'America, dall'Alaska alla California, dallo Stato di New York al New Hampshire finno al North Carolina. Persone provenienti dal Quebec, dal Tibet, dal Nepal...persone con le quali mi sono ritrovato a dire...se passate in Italia chiamatemi, persone che mi hanno detto...se passi dalle nostre parti chiamaci...come vivessimo a pochi chilometri di distanza! Ho capito ancora di più l'importanza dei legami umani, della condivisione, del sentirsi parte di qualcosa...in meno di 3 mesi (sono arrivato qui a Bethlehem verso il 20 di febbraio), ho comunque potuto stringere dei legami, legami che forse il tempo scioglierà pian piano, ma abbastanza forti da farmi partire con un po' di amaro in bocca...perchè so che con gran parte di loro non ci si rivedrà più, perchè so che molte serate attorno ad un fuoco a suonare la chitarra e ridere e scherzare non ci saranno più. Ma questo mi fa capire anche quanto importanti siano i legami che ritroverò e riallaccerò quando tornerò a casa, quanto piacere faccia anche solo sentirsi dire: Ciao, com'è andata? Per questo mi riallaccio all'ultimo post di Maura...l'osteria è ormai vuota da un po', c'è poca partecipazione, qualcuno passa di tanto in tanto, lascia un distratto saluto per ripartire...senza condividere...mi sembrava fosse diverso lo spirito con cui abbiamo iniziato! Confidando in una vostra riflessione e sperando in future maggiori condivisioni...un saluto a tutti!
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caro Ale, è vero, in questi casi la nostalgia è sempre e a maggior ragione canaglia. Molte persone forse non le reincontrerai più: lo sai ed è quello che rende speciale la vostra amicizia. E in fondo è giusto che sia così, sennò non sfrutteresti a fondo le possibilità che ti offre questa occasione: immergerti nella scienza, ma anche in una cultura diversa dalla nostra. Credo che sia ancora meglio di un viaggio, perché pur nella sua brevità (anche il mio Erasmus di sei mesi si è volatilizzato in un soffio!), puoi immergerti nella cultura di un popolo, vivere come loro e assaporarne i pregi e le contraddizioni. Un viaggio che è un po' Odissea ma anche un po' Iliade, insomma (oh, che paragoni arditi!) ... qui stiamo iniziando a pensare al campo ... si fa fatica, ma ci aspetta una bella uscita il 15 e 16 maggio ...
RispondiEliminaoh, mai pensato di fare lo scrittore? secondo me avresti successo! vedi, altro che geologo, fidati, hai la strada spianata verso il successo letterario, e poi ovviamente io voglio un posto come tuo manager eh... scherzi a parte, proprio belle considerazioni, speriamo di poterle fare anche noi in prima persona prima o poi!
RispondiEliminaCaro Ale,
RispondiEliminaogni tanto ci si sente su facebook, ma qui, forse, si trova lo spazio per scrivere un po' più profondamente.
Quante volte ho provato le emozioni che tu hai descritto così bene? E' vero: la partenza ha una doppia faccia: una che guarda indietro, una che guarda avanti. Forse si tratta di sbilanciarsi in avanti.
Il partire porta sempre con sè l'amarezza per ciò che si lascia e l'entusiasmo per ciò che ci attende.
Quello che hai scritto mi coglie nel profondo: mi coglie lungo il sentiero che mi sta conducendo alla Partenza. Certo, questa Partenza non ha niente di fisico, ma per questo è ancora più difficile da preparare e da prendere.
Quale ricetta allora? citando la nostra Carta di Clan, non dobbiamo considerarci mai "arrivati, ma sempre in partenza"...
Andrea